Guida facile al SEO

Quante volte ti sei chiesto come fare per comparire in prima pagina di Google? ecco qui una guida rapida per imparare l’ABC della Search Engine Optimization.

Search Engine Market Share 2016 - Google Italia 95%

Search Engine Market Share 2016 – Google Italia 95%

Google in Europa detiene oltre il 90% delle ricerche.

Quindi quando si parla di SEO… si parla di Google.

Per ottimizzare i tuoi contenuti ed incrementare le probabilità che Google li noti e li piazzi in alto, dovresti chiederti: “Qual’è lo scopo di Google?”.

Lo scopo di Google è massimizzare l’utilità dell’utente, rispondendo nella manica più efficace e gratificante alla sua intenzione di ricerca.

La prima parola magica è quindi… Search Intent: l’Intenzione di ricerca dell’utente.

Google non si limita a cercare di comprenderla ma la cataloga in 3 tipologie specifiche.

  • informativa: Avere informazioni
  • navigazionale: Arrivare a trovare qualcosa (luoghi e esercizi commerciali)
  • transazionale: esecuzione di un task (acquisto servizio o prodotto)

Quindi Google dopo essersi chiesto “perché l’utente fa la ricerca?”, lo categorizza secondo le 3 Search intent e attraverso degli Indici di qualità, da dei punteggi specifici a seconda della pertinenza dei contenuti con la ricerca fatta dall’utente.

Quindi, occhio perché in base al search intent dell’utente, cambiano i parametri degli “indici di qualità” con i quali Google valuta la qualità della tua pagina (Indice di qualità). A parità di search intent e all’interno di una specifica area semantica Google posizionerà in alto i risultatiti qualitativamente migliori per contenuto.

Ed ora vediamo quali sono questi Indici di qualità:

1_ On page:

elementi presenti all’interno della pagina. Google valuterà in diverso modo la pagina al variare dell’intenzione di ricerca. Se la ricerca fosse di carattere informativo, Google premierà la ricchezza d’informazione e contenuti, ritenendo che la completezza informativa sia prioritaria per quella specifica ricerca. Se la ricerca fosse navigazionale, Google premierà dettagli legati alla scelta quali la presenza del menù nel caso di un ristorante o la presenza degli orari di apertura o dei contatti. Se la ricerca fosse transazionale, Google premierà la presenza di caratteristiche tecniche, recensioni e prezzi.

2_ Performance diretta:

Google da un punteggio alla user experience della pagina valutando come gli utenti interagiscono con la stessa.

Bounce rate: % utenti che arrivato sulla pagina e se ne va senza navigare sul sito. Google lo vede come se l’utente arrivato sul vostro sito, dopo una fugace occhiata se ne andasse dicendo: “che schifo!”.

Bounce rate

L’equazione per calcolare la Bounce rate in termini SEO

Tempo medio di permanenza: Più l’utente ci sta e più Google lo vede come un segno di apprezzamento.

Tasso di interazione: Google ha degli appositi algoritmi di mashlearning per studiare il comportamento degli utenti sulla tu pagina.

Social: Google misura la connessione sociale della tua pagina e la capacità della stessa a essere condivisa, menzionata o citata.

3_ Off page:

elementi presenti all’esterno della pagina e che le attribuiscono autorevolezza quali menzioni su altri siti, link in entrata e citazioni. In pratica se la homepage del Sole24ore ti cita come esperto del settore, Google lo vede e ciò fa schizzare la tua autorevolezza.

OK!… fin qui tutto chiaro?

Google inoltra ti giudica su 5 aree differenti, ti da un voto e ti posiziona secondo tutti questi puntini che via via ti ha dato.

Autorevolezza

SEO Search engine market

Search Engine market share 2016

Familiarizziamo con un po’ di slang da SEO

Backlink: in numero di volte che altri siti web lincano il contenuto della tua pagina.

Topical trust: l’autorevolezza di un sito non è assoluta, ma relativa al proprio ambito semantico.

Trust flow: L’autorevolezza dipende anche all’importanza che la pagina che presenta il backlink ha all’interno del suo sito. Google osserva i link interni dal sito citante, se il link al tuo sito è in homepage ha più rilevanza rispetto ad una citazione proveniente da una sottosezione o dall’archivio. A parità di posizione Google osserva la semantica, ossia una notizia finanziaria avrà maggior rilevanza se postata dal Sole24ore piuttosto che da Novella2000.

Vuoi stimare l’autorevolezza fatta da Google per un sito web? eccoti 2 tool: Moz e Majestic Seo.

Semantica

L’obiettivo é convincere Google che il nostro risultato è la soluzione al problema insito nella search intent dell’utente, quindi dobbiamo essere pertinenti e di alta qualità, dobbiamo capire cosa l’utente cerca e capire cosa e come scriverlo.

Per ottenere traffico organico (quello non a pagamento), va compreso l’utente e la sua ricerca e quindi devi scrivere contenuti di qualità con keyword accuratamente selezionate. Le keyword (parole chiave) dovrebbero coincidere il più possibile con quelle che l’utente digita nel motore di ricerca.

Più pertinenti sono le keywords con il tuo business e migliore sarà il rapporto volume/competizione.

Mi raccomando, inserire le keyword all’interno di “title” e “description” è fondamentale, in quanto sono i primi due elementi di una pagina web che l’utente vede nei risultati di ricerca.

Per capirci di più, ci sono molti tool che ti possono aiutare a fare una buona analisi della tua semantica:

  • tagcrowd.com mostra le parole e la frequenza delle parole usate nella pagina (occhio alle stop word: articoli e preposizioni servono nel linguaggio ma valgono zero in termini SEO)
  • seoceros.com offre molte altre informazioni come la presenza delle keywords in headline e descrizione
  • seozoom.it: offre un’analisi delle keyword potenziali (Keyword per le quali il sito non è ancora in prima pagina ma presenta già buoni posizionamenti)
  • semrush.com:  stima del traffico

Ancora 2 cose…

Description: Non ha un impatto diretto sull’indicizzazione. Ma ha un impatto indiretto perché aumenta la “click through rate” (il tasso di cliccabilità al sito): se è accattivante l’utente è maggiormente invitato a cliccare ed aprire la pagina. Inserisci le parole chiave.

Metatag: Keywords – meglio non metterlo. Non migliora la SEO e anzi potrebbe essere visto da Google come un tentativo di manipolazione (Keywords stuffing).

Crawlability

La Crawlability è la facilità con cui il motore di ricerca riesce a navigare all’interno del tuo sito web, più per lui è facile, meglio è per te in termini di indicizzazione SEO. Quindi, qui, entra in gioco la codifica del sito e se mastichi HTML e CSS o ti sei affidato ad una persona di valore per lo sviluppo sarai premiato.

Ok, facciamo qualche test.

Apri la pagina Google, in una nuova finestra mi raccomando, e digita nella barra di ricerca ““site:” seguito dal tuo dominio. Questo è il “Comando site” e ti mostra solo le pagine indicizzate per il tuo sito e ti offre una proxy dell’indicizzazione (gerarchia pagine) fatta di Google per il tuo sito. Banalmente potresti verificare se ci sono tutte o se la gerarchia fatta da Google corrisponde a quella immagina da te nello sviluppo.

Secondo test, questo è un po’ più tecnico, da programmatore diciamo ma è utile per sapere se te ne serve uno.

Apri una nuova pagina, vai sulla Barra indirizzi, digita la url del tuo sito. Apri l’ispezione elemento!

Non lo sai fare? Tranquillo, nemmeno io la prima volta.

Se usi Windows digita Ctrl + Shift + C, se usi un Mac: Cmd + Option + C.

Ora dovresti riuscire a vedere il codice sorgente della pagina. Nella finestra in cui vedi l’aspetto della pagina passa con il mouse sui testi, nella finestra codice sorgente compariranno evidenziati.

Per prima cosa controlla che i test sovrapposti alle immagini siano davvero testi. Se i testi sono inglobati nelle immagini, Google non li legge e tu potresti perderti importanti parole per la tua indicizzazione SEO.

Verifica i Tag header utilizzati.

In HTML con il codice H1 si intende il carattere più grosso e più importante. Google da maggiore importanza alle parole scritte in H1 rispetto a quelle scritte in H4 ad esempio. Per la tua SEO dovresti posizionare in H1 le keywords, così che Google dia loro la giusta rilevanza. Spesso per una migliore visibilità per l’utente finale si usano H1 e H3, così che l’occhio umano veda maggiore stacco tra le scritte ma in termini di indicizzazione sarebbe meglio usare H2, soprattutto se vi fosse una keyword rilevante.

Altro esercizio… nella url scrivi: tuodominio/sitemap.xml. Si apre una paginetta con la quale il programmatore ha indicato a google in modo esplicito la gerarchia delle pagine, al di là della struttura dei link interni.

nella url scirvi: tuodominio/robots.txt. Questa pagina indica a Google quali contenuti indicizzare e quali non indicizzare.

SEO - ranking elements

Fattori di ranking più influenti nel 2015 SEO

Esperienza utente

Qui osserviamo 3 aspetti, che potrebbero essere molto penalizzanti per te:

  • Mobile friendly:

Google penalizza i siti che non sono mobile friendly che è la capacità di un sito di adattare graficamente i propri contenuti a seconda del dispositivo utilizzato dall’utente.

Facciamo un test? cerca su Google: “google mobile friendly test”, cliccare su: test di compatibilità con dispositivi mobile e verifica come sei messo.

  • Caricamento lento:

Il bounce rate aumenta notevolmente se il tempo di caricamento è lento.

Test di velocità? Ok… alzati dalla sedia, piegati a terra, piedi sui blocchi e… via! faccio schifo come comico? Ok, torno serio. Usa il tool gtmetrix.com e osservare il page load time, indica la velocità dei caricamento della tua pagina. Deve stare sotto i 3 secondi.

Facciamo un altro test? cercare su Google: “google page speed test”. La pagina ti mostra i problemi e anche come risolverli. Uno dei problemi tecnici più comuni è il peso delle immagini. Dovresti ricorrere ai ripari con un po’  di compressione Gzip. Usa il tool compressor.io.

Spesso anche le risorse JavaScript e CSS rallentano il caricamento della pagina. Per evitarlo dovresti cariarle in asincrono.

  • bassa navigabilità

Ottimizza la navigabilità interna del tuo sito anche attraverso gli Anchor link, in modo che l’utente sia reindirizzato mentre legge ad altri contenuti o approfondimenti interni al tuo sito.

Non scrivete come vi hanno insegnato a scuola. Ve le ricordate Principali e subordinate di primo, secondo e terzo grado? E quei paragrafi estenuanti e lunghi quanto rotolo di carta igienica?

Viviamo nell’era dei tweet! la gente quando scrive su WhatsApp spezzetta una semplicissima frase, composta da Soggetto + predicato verbale e un singolo complemento, i 3 o 4 messaggi distinti. Alla gente i paragrafi troppo lunghi fanno schifo! Andate spesso a capo, usate sottotitoli, il grassetto e sbatteteci un sacco di immagini.

Il plugin WordPress Yoast ha introdotto una funzione per testare la leggibilità dei tuoi testi.

Genuinità SEO

Stai attento perché Google penalizza tutte quelle pratiche che cercano di modificare in modo artificioso i risultati. Ma se stai leggendo questo articolo, che è una carrellata di pratiche per non esperti, probabilmente non saresti in grado nemmeno volendo di fare certe furbate da smanettoni.

Comunque, non farti fregare da nessuno che ti garantisce tutto e subito al minimo sforzo.

Come hai visto leggendo quanto scritto qui, fare SEO è un lavoro a tempo pieno.

Ora rimboccati le maniche e mettiti al lavoro.

Solo sperimentando si impara.

Un pensiero su “Guida facile al SEO