Il Problema del Fitness

Il mercato del Fitness italiano è in termini gestionali, analitico-contabili e di marketing, un settore primitivo. Solo evolvendo i Fitness Club possono diventare aziende organizzate e profittevoli.

La preparazione manageriale è carente ed improvvisata.

Ricordo con un sorriso sulle labbra Francesco di Parma. Al primo nostro incontro, un pò per rompere il ghiaccio un pò per prendere le misure al cliente, chiesi: “Come sta andando Settembre?”

Francesco rispose fiero di sè: “Bene Bene, non posso lamentarmi. C’è più gente dell’anno scorso, siamo proprio partiti bene”

Per farla breve, dopo 2 ore, che smanettavo all’interno del suo gestionale venne fuori che giorno su giorno i fatturati aziendali erano in calo del 35%.

Questo è il mercato del Fitness Club.

Per fortuna, non tutti sono come Francesco ma la media del settore non è lontanissima.

Questa carenza organizzativa è spiegabile dalla natura della proprietà, che è spesso riconducibili a 2 tipologie:

Tecnici: con percorsi e conoscenze tecniche, spesso laureati in Scienze motorie o con scolarizzazione minori. Hanno aperto l’attività in proprio con ricorso al credito bancario. In tale ipotesi l’esposizione finanziaria è importante, le competenze tecniche alte, ma la preparazione manageriale carente.

Finanziatori esterni: sono più sostenibili con buone coperture finanziarie, ma sovente vi è approssimazione tecnica e una comprensione manageriale limitata e non specifica del settore Fitness

Di conseguenza, l’approssimazione strategica e di misurazione dei parametri aziendali rimane purtroppo un fattore consistente.

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Le aziende solitamente recuperano all’esterno le competenze di cui sono sprovviste, assumendo quindi manager che seguano la parte gestionale, marketing, vendita o altro. La scarsità cronica di risorse per i Fitness Club impedisce questo processo di arricchimento.

I centri più grandi e remunerativi cercano di compensare internalizzando (assumendo personale già qualificato con esperienza) mentre gli altri “provano ad arrangiarsi alla meno peggio”.

Anche se non si direbbe, in termini analitico-contabili, la gestione di un centro Fitness è complessa ed economicamente dispendiosa.

I fatturati risentono degli andamenti stagionali; la struttura costi è importante e di conseguenza le marginalità risicate.

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Ne risulta che i margini operativi si sono ridotti da 10/15% (pre-crisi) a situazione di passivo o  del 5/10% nelle realtà più floride.

A fronte quindi di investimenti iniziali importanti, costi energetici e di personale elevati, il ROI (Ritorno sull’Investimento) è spesso infruttuoso e l’equilibrio di bilancio incerto.

Una ricerca di Databank, pubblicata su “Il Sole 24 Ore Sport” nel 2014, relativa al mondo del fitness evidenzia un basso grado di imprenditorialità e redditività operativa negativa.

La buona notizia è che esiste una cura.

Così come una persona fuori forma fisica può facilmente rimettersi in forma con un PT, così un’azienda fitness “fuori” da una gestione aziendale corretta può rimettersi in forma con un PC…

…PC inteso non tanto come Personal computer ma Personal Consulting.

Il consulente è una persona laureata in economia e/o ingegneria gestionale, con competenze specifiche per correggere le dinamiche aziendale.

Il mercato così come è pieno di istruttori fitness improvvisati offre spesso consulenti ciarlatani.

Occhio!

Il consiglio è scegliere consulenti laureati e con almeno 10 anni di consulenza specifica per aziende fitness.

Neolaureati, ex manager in mobilità e/o consulenti improvvisati lasciateli agli altri.

Manuel Salvi

upsoluzioni.it

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